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Intelligenza artificiale: trasparenza obbligatoria negli esami all'Università di Bologna

L'intelligenza artificiale è entrata nelle regole accademiche con una scelta netta: non si vieta l'uso ma si impone trasparenza e verifiche.

  • di Redazione L'Artificiale
  • Pubblicato l'18 ago 2026
  • Aggiornato l'18 ago 2026
  • 2 min di lettura
  • Norme
Intelligenza artificiale: trasparenza obbligatoria negli esami all'Università di Bologna

L’intelligenza artificiale è entrata nelle regole accademiche con una scelta netta: non si vieta l’uso ma si impone trasparenza e verifiche. L’articolo racconta la decisione dell’Università di Bologna e le implicazioni pratiche per studenti, docenti, uffici e centri di formazione. Descrive il modello di dichiarazione richiesto, i limiti dei software antiplagio e le modifiche organizzative necessarie perché la norma funzioni davvero.

Trasparenza obbligatoria: cosa va dichiarato e come funziona

La regola impone che chi presenta un elaborato dichiari se ha usato un assistente automatico e quale. Un assistente automatico qui è un software che genera testi o aiuta a scrivere su richiesta dell’utente. La dichiarazione include nome e percentuale stimata. Il template richiesto raccoglie il nome dell’assistente, la descrizione delle operazioni svolte dall’utente e la percentuale stimata del contenuto generato dalla macchina. La firma dell’autore certifica la responsabilità accademica.

Questa dichiarazione serve a rendere confrontabili lavori tra dipartimenti e a guidare la valutazione. Per questo bisogna definire una rubrica che elenchi criteri e livelli attesi di qualità e pensiero critico. La rubrica converte la dichiarazione in un voto e stabilisce quando è necessario un orale o una prova in presenza. Tale verifica serve per accertare che la prestazione riportata corrisponda alle competenze reali.

Quando strumenti automatici e controlli umani devono collaborare con l’intelligenza artificiale

L’ateneo segnala che i software antiplagio non sono molto efficaci nel distinguere testo originale da testo prodotto con assistenti. Per questo la procedura combina controlli automatici con valutazioni umane. Interviste, analisi della metodologia e prove pratiche in presenza diventano passaggi obbligati per chi dichiara uso intensivo di automazione. I controlli umani restano indispensabili per validare i risultati.

Questa combinazione modifica ruoli e processi. I docenti devono aggiornare le rubriche. Le commissioni devono motivare le decisioni. Gli uffici risorse umane devono adattare i bandi di concorso. I centri di formazione devono offrire corsi mirati. Se non si definiscono responsabilità operative, il cambiamento rischia di ingessare le procedure. In quel caso aumenterebbe anche il carico amministrativo.

La verifica deve combinare dichiarazioni trasparenti, strumenti automatici e valutazioni umane.

Chi guadagna, chi perde e i prossimi nodi aperti

Tra i beneficiari ci sono studenti formati all’uso critico dell’intelligenza artificiale, docenti che modernizzano le valutazioni e centri che offrono training specialistico. Restano svantaggi per chi non ha accesso a formazione o non può documentare l’uso. La regolazione può aumentare le disuguaglianze senza misure di accompagnamento. Mancano ancora dettagli su sanzioni e tempi di attuazione. L’efficacia dipenderà dalle risorse per formazione, dall’aggiornamento dei bandi e dalla qualità delle rubriche. Il prossimo passo sarà trasformare la regola in prassi condivise.

Fonti:

Punti chiave

Da ricordare

  • Dichiarare sempre nome, descrizione dell'uso e percentuale stimata dell'assistente AI in ogni elaborato.
  • Aggiornare rubriche di valutazione per tradurre la dichiarazione in criteri di voto e decidere quando richiedere prove orali o in presenza.
  • Combinare strumenti antiplagio con verifiche umane: interviste, analisi metodologica e prove pratiche.
  • Offrire corsi di formazione per studenti e personale per ridurre disuguaglianze e uniformare competenze.

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